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Benvenuti a tutti su questo nuovissimo blog che vi terrà informati su cosa e come accade nel mondo! Questo è il mio primo tentativo di sfondare nel mondo del giornalismo, un impegno a cui dedicherò tutta la mia passione e la più minuziosa cura nel riportare le notizie.
martedì 31 marzo 2015
domenica 29 marzo 2015
MOTO GP - Tutti in piedi sul divano: Rossi c'è!
Siamo a Losail, Qatar, circuito nel deserto, si viaggia in
notturna: torna la Moto GP, torna il grande spettacolo, anche grazie ad una
pista meravigliosa.
Moto 3 – Che Pecc(at)o! Enea beffato per un metro, Fenati
non c’è.
Vince il poleman, il francesino Masbou; ma che spettacolo!
Gara superlativa dei ragazzini più giovani che si affacciano al motomondiale
che si divertono e fanno divertire. Partiamo con una nota negativa: i piloti
dello SKY Racing Team VR46 non vanno a punti: Fenati lascia all’ultimo giro
dopo una gara di sofferenza, sempre lontano dalla zona punti; mentre Migno, al
debutto al mondiale, non va mai oltre la ventiquattresima piazza. La gara vede
due protagonisti assoluti avvolti dal tricolore: Pecco Bagnaia fa una gara
super, da vero leone, sorpassi cattivi, coraggiosi, per poi essere frenato
all’ultimo giro da un contatto con il rookie francese (interessantissimo per
altro) Quartararo: finirà nono, dietro ad un altro italiano, Niccolò Antonelli.
L’altro supereroe è Enea Bastianini del team Gresini, fregato al fotofinish dal
francese Masbou, sornione per tutta la gara, per pochissimi metri. La classe
italiana è arrembante e lo dimostrano questi piccoli indemoniati.
Moto 2 – Che giornata per Gresini. Zarco rompe con il
brivido, super-Rins su “Morbidinho”.
Folger vince subito la prima, approfittando di un problema
per Zarco dominatore assoluto del GP, tra le cadute generali. Sono caduti tanti
protagonisti: il romano Simone Corsi, steso da Tito Rabat (c’è da dire che
Corsi è entrato un po’ scomposto), Lowes (l’uomo della pole) e cade anche
metaforicamente Zarco. Terzo posto per lo svizzero Thomas Luthi, secondo posto
per il belga del team Gresini, Xavier Simeon, che completano una doppietta
straordinaria: Bastianini e Simeon fanno gioire il team manager italiano.
Franco “Morbidinho” Morbidelli, assiduo frequentatore del ranch di Valentino,
ci regala un grande spettacolo mettendosi dietro Sandro Cortese e lottando con
un rookie d’eccezione: Alex Rins. Il pilotino spagnolo, baciato dal talento, alla
prima in Moto2 sfiora il podio all’ultima curva, ma il suo debutto è da
campionissimo.
Moto GP – Rossi è apoteosi! Honda torna sulla terra, Ducati
vola in cielo.
Tripletta italiana, dal Mugello 2005 non succedeva una cosa
simile. Valentino Rossi magico, fantastico, incredibile, veramente una divinità
di questo magnifico sport. Ottavo in griglia, partito male, si ritrova a
rimontare dalla decima piazza, ma alla fine è apoteosi: una rimonta fantastica
con tanto di bagarre con Dovizioso, frenato solo da Rossi, qualcosa in più che
un semplice pilota. Marc Marquez prende una carenata in partenza da Bradley
Smith e finisce in ultima posizione: rimonta fino alla quinta posizione alla
sua maniera ed alla fine è un gran risultato. Pedrosa, come al solito, bello da
vedere, ma avulso in gara: immagine di una Honda che va via dal Qatar con un
quinto ed un sesto posto, troppo poco per la scuderia capitanata da Livio
Suppo. Uno splendido circuito, una splendida gara, coronata dalla storica e
attesa tripletta italiana. La Spagna torna con le pive nel sacco, senza nemmeno
un pilota sul podio nelle tre classi del mondiale, ma attenzione a considerarli
finiti.
Le manifestazioni di ieri a Torino - Comizio leghista e contestazione
Il sabato torinese infiammato dal comizio della Lega Nord e dagli scontri tra polizia e contestatori
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CASO CONTE: "Amor c'ha nulla amato amar perdona"? - Antonio torna da Francesca
Canto V dell’Inferno dantesco, Paolo e Francesca, Dante
eclissa la loro anima dannata con l’immagine di un amore necessariamente
corrisposto per giustizia divina, per un paradigma letto e memorizzato dal libro
galeotto che li lasciò nelle mani del destino maledetto. La Juventus e Antonio
Conte si sono amati: hanno flirtato ed hanno lasciato il porto insieme come
Jack e Rose e dopo tre anni sono affondati contro un iceberg di bugie e verità
non dette, come se iceberg non ne avessero già schivati abbastanza. Ma quanto
questo amore era reciproco? Quanto trasporto c’era? Questo non si sa e forse
non si saprà mai. Il secondo giorno del ritiro di luglio, dopo la clamorosa
notizia del suo addio alla sua Signora, nessuno avrebbe mai auspicato il suo
approdo sulla panchina della Nazionale per una serie esponenzialmente grande di
fattori. Conte, il sergente di ferro, colui che si alimenta di campo, di corsa,
di allenamenti, va ad allenare a 45 anni una Nazionale problematica e saltuaria
come quella azzurra? Per carità, la sfida è allettante e Antonio ha dimostrato
quanto sia attratto dalle sfide; ma la scelta non mi ha mai convinto come non
ha convinto molti altri tifosi di calcio. L’ex allenatore della Juve sembrava e
sembra oggi il Messia, l’unico in grado di risollevare le sorti della selezione
azzurra dopo la débâcle doppia: 2010-2014 firmata dalla leggenda Lippi e dal
desaparecido Prandelli. Esordio ottimo con due schiaffi rifilati agli Oranges,
autori di uno splendido mondiale sotto la guida illuminata di Van Gaal, match
di qualificazione per gli europei discreti: la squadra appare spesso spaesata e
carente di talento.
In questo momento storico è inutile nascondersi, in Europa
abbiamo almeno 5-6 squadre davanti: naturalmente la Germania, la Spagna che non
muore mai, l’Inghilterra che sta attraversando un ricambio generazionale
strepitoso (vedi i vari Sterling, Kane, Chamberlain, Shaw, Chambers…), il
Belgio dei fenomeni (mi sbilancio: potenzialmente la squadra più forte d’Europa!),
la Francia dei gioielli (Pogba e Kondogbia coadiuvati dalla coppia Griezmann-Benzema)
e, ultima ma non ultima, la Croazia dei ragazzi geniali e del centrocampo illuminato
(Rakitic, Modric, Kovacic, Brozovic, Perisic, senza dimenticare la punta Mario
Mandzukic). Conte invece tira una coperta cortissima che ha assistito ad un
ricambio generazionale assolutamente deludente, anche vittima di un esterofilia
italiana preoccupante e di un lavoro scarso sia come risorse economiche, sia
come scouting sui settori giovanili. Ecco allora che il tecnico salentino pesca
a piene mani ai confini delle cittadinanze e delle regole della FIGC: Eder
riceve la convocazione tramite il bisnonno italiano, Vazquez grazie alla madre
italiana e Dybala ci snobba sognando albiceleste. Per quanto i due ragazzi convocati
siano assolutamente talentuosi e meritevoli per quanto dimostrato in stagione,
qualche anno fa non sarebbero mai rientrati nemmeno nei 30 pre-convocati per un
mondiale. Non nascondiamoci dietro l’inutile polemica “oriunda”: il problema
non sono le convocazioni (comunque “particolari” di Conte: perché gente come
Sansone, De Silvestri, Croce e Rigoni restano a casa?) di Conte, ma la rosa
poverissima di scelta che ha il ct, soprattutto per il lavoro pessimo che si è
svolto dopo il glorioso 2006. Antonio non può da solo risollevare una zattera
che imbarca acqua da tutte le parti ma, paradossalmente, il primo a voler
saltar giù sembra essere proprio lui: minacce continue, velate o per mezzo
stampa, addii ventilati, proposte fantasma: insomma Antonio, quanto credi in
questa matta rincorsa azzurra, quanto credi nel progetto Tavecchio? Purtroppo,
agli occhi di tutti, sembra che il giovane commissario tecnico stia cercando il
capro espiatorio buono per evadere da questo ben remunerato (4 milioni)
impegno: che dietro ci sia la proposta di un progetto più abbordabile? Che sia
stato invitato in un ristorante da 100 euro?
Questo non si sa, ma questo
continuo malcontento e le continue punzecchiature con la Juventus non fanno
bene alla Nazionale Italiana: si è partiti con la richiesta degli stage, mal
accolta dalla propria ex società, e si è concluso con lo scontro con John
Elkann sul “mistero Marchisio”. Altro punto d’analisi e scontro: al
centrocampista bianconero dapprima viene diagnosticata la rottura subtotale del
crociato anteriore (per intenderci un infortunio simile a quello che ebbe Del
Piero), provocando lo sconforto dell’ambiente Juve che vede l’ennesimo suo
giocatore tornare alla base, dopo esser stato sotto la cura-Conte, con un
problema di qualsivoglia natura. A mente lucida si dev’essere fatalisti, l’infortunio
occorso a Marchisio poteva accadere anche a Vinovo sotto gli occhi di Allegri e
del suo staff, ma non è finita qui. Vanno subito sotto accusa i metodi d’allenamento
del tecnico salentino: le doppie sedute continue a fine marzo, con le gambe già
logore, non sono una mano santa, né una scelta conservativa nei confronti dei
club che concorrono per traguardi importanti, ma Conte sta svolgendo il proprio
lavoro e nessuno dovrebbe metterci becco. Marchisio torna mesto a Torino, sotto
la strumentazione della clinica Fornaca si sottopone ad ulteriori accertamenti:
nessuna lesione, solo una lieve distorsione. Crolla il castello e Conte viene
scagionato da un delitto mai compiuto, ma le diatribe con l’ambiente juventino
non si placano affatto: continue frecciatine e parole al veleno, testimoni di
quanto le due parti si siano lasciate in malo modo. Tutte le polemiche
costituiscono il contenuto su cui dibattere, senza mai rivelare le crepe della
loro relazione più profonda. Anche parte della tifoseria ha storto il naso di
fronte alle scelte ed alle parole del proprio ex mister, nessuno ha
dimenticato, ma tutti hanno sentito e spesso le parole fanno più male dei gesti.
Ormai i due amanti viaggiano su binari diversi, ma martedì, Antonio tornerà a
casa e ritroverà Francesca ed è proprio allora che Dante riprenderà in mano la
penna: sarà “amor c’ha nulla amato amar perdona”?
Stefano Uccheddu
sabato 28 marzo 2015
CLASSIFICHIAMO – MIGLIORI ORIUNDI DELLA STORIA ITALIANA
Ecco i più forti calciatori naturalizzati che hanno vestito la maglia azzurra
venerdì 27 marzo 2015
giovedì 26 marzo 2015
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