lunedì 20 aprile 2015

SPORT - "Italians do it better"

Sì, siamo tornati, perché forse non siamo mai andati via. 


Non è mai andato via Valentino Rossi, più che mai leader e leggenda di un motomondiale metaforicamente (ma non più di tanto...) nelle mani del talento fulgido di Marc Marquez. A Rio Hondo, in Argentina, il 46 a cavallo della propria Yamaha ha regalato la perla numero 110 della sua strepitosa carriera. Una partenza in salita, dall'ottava piazza, una sportellata alla prima curva con la Ducati Desmosedici di Andrea Iannone: scherzi del destino, cattivi presagi, ma è proprio qui che il fenomeno di Tavullia comincia la propria folle rincorsa. A 15 giri dal termine, dopo 10 giri di sorpassi ai danni del compagno di scuderia, Jorge Lorenzo, delle due ducati ufficiali e di un mai domo Cal Crutchlow, Valentino ha messo nel mirino il puntino arancione che si tuffava all'orizzonte tra le curve albicelesti, come il sole nel mare d'estate. Quattro secondi e due decimi: questo recita il cronometro, ma il nove volte campione del mondo ha la fame vera, quella dei campioni. Guida come un indemoniato strappando giri veloci e quando i secondi si mangian da soli, comincia a sentire l'odore del sangue come uno squalo. A due giri dal termine comincia la bagarre: Marc Marquez contro Valentino Rossi, probabilmente i due più grandi piloti di sempre nel corpo a corpo si ritrovano uno contro l'altro, soli, tra le praterie della Pampa. E' guerra di nervi, Marquez ostruisce la traiettoria di Rossi e va a terra; da qui in poi, gara finita: Rossi c'è, ancora un volta, Rossi c'è.


"This is football": siamo abituati ad usare inglesismi, ma mai come in questo caso l'inciso si adatta al contesto. La prima ad instaurare la legge italiana nello sport è la Juventus: solida, coriacea, convinta e consapevole per metà, batte il Monaco allo Stadium per 1-0. La squadra di Allegri disputa una partita quadrata, rischiando poco o niente contro una squadra piena di giovani interessantissimi. Mercoledì sarà il giorno della verità, mercoledì la Juventus scenderà in campo nel principato per la storia, per riportare il vessillo italiano affianco alla tenda di Messner, dove potrà guardare il mondo dall'alto, dimenticandosi l'oblò. Il soldato s'innamora anche a nord della tanto odiata Germania: il Napoli di Benitez insegna calcio ai lupi di Wolfsburg tanto talentuosi, quanto presuntuosi. Strepitosa prestazione di Hamsik e compagni che firmano un poker strepitoso, che garantisce loro un biglietto andata e ritorno verso Nyon, dove ci saranno i sorteggi per le semifinali, con la consapevolezza di essere quelli che questa coppa possono solo perderla. Mentre il cielo è azzurro su Wolfsburg il tramonto tinge di Viola la notte di Kiev, dove la Fiorentina strappa al 92' un pareggio meritatissimo, che le va finanche stretto. La testa di Babacar rimette giustizia nella bilancia egizia dove il cuore ucraino pesava meno della piuma del faraone Montella. 

Giacomo, vedi ora oltre quella siepe?

Stefano Uccheddu

domenica 5 aprile 2015

SERIE A - Napoli al bivio, Pjanic fa il leader. Harakiri Verona, 'rigor mortis' a San Siro


Dopo i fattacci della finale di coppa Italia, una pagina nera per il calcio italiano, Il Napoli torna all'Olimpico per affrontare la Roma, con una vivida e tangibile speranza di agganciare nuovamente il treno per il terzo posto. Lo spettacolo in campo (un po' meno nelle curve, ma preferisco glissare...) è sin da subito ottimo: le due squadre giocano a viso aperto, con un Napoli molto accorto sugli esterni, dove la Roma può sempre far male; l'ago della bilancia è però il centrocampo, il tallone d'Achille degli azzurri. Nainggolan e Pjanic spadroneggiano in mezzo al campo, recuperando palla velocemente e infilando gli azzurri ed è proprio da un'imbucata del bosniaco che arriva il goal dell'1-0. Dal canto suo il Napoli ha avuto il merito di aver giocato un gran match e di aver avuto più di un'occasione per trovare il pareggio con i vivaci Mertens e Gabbiadini. L'incognita però, anche questa domenica, è Rafa Benitez: il tecnico spagnolo lascia in panchina Hamsik, preferendogli un volenteroso ma sottotono De Guzman, e toglie Higuain proprio nel momento di massimo furore degli azzurri, preferendo sostituirlo con la fisicità di Zapata invece che affiancarla alla classe del Pipita. Il Napoli sprofonda al sesto posto e la testa di Benitez è sempre più vicina alla lama del boia, mentre la Roma ritrova la vittoria in casa dopo oltre quattro mesi. 


Toni-Juanito-Toni: al Bentegodi è Verona-show. Il centravanti campione del mondo vive ormai una seconda giovinezza alla calcisticamente veneranda età di 38 anni: lotta, sgomita e segna come un ragazzino ed è l'unico italiano ad aver raggiunto la doppia cifra in serie A. Ma il sodalizio dura 65', il Cesena di Di Carlo ha un carattere strepitoso e guidato dal trio Brienza-Carbonero-Defrel raggiunge il pari e sfiora il quarto goal. Clamoroso harakiri della squadra di Mandorlini, che tira un sospiro di sollievo solo guardando il resoconto dei risultati: un super-Torino batte l'Atalanta a Bergamo grazie a Quagliarella ed al solito Kamil Glik. La lotta salvezza non è ancora chiusa e il Cesena lo sa bene. 


Rigor mortis: l'Inter è fredda, gelida, rigida. Clamoroso pari interno degli uomini di Mancini contro un Parma che ormai gioca senza pretese economico-sportive. Una partita di rara bruttezza, dove l'Inter non crea mai occasioni veramente pericolose e dove il goal del vantaggio di Guarin è viziato da un tocco evidente di Costa. Il Parma agguanta il pareggio con l'albanese Lila e prende un punto insperato a San Siro. Male tutti: dal solito reparto difensivo ballerino, ad uno Shaqiri svagato ed impreciso, parso stanco dalle gare con la selezione svizzera. Piovono solo fischi per Mancini, per la dirigenza e per un Thohir più allo sbando di quanto si creda, mentre i cugini vincono a Palermo, dove il duo Dybala e Vazquez sta lentamente spegnendosi.
Nella notte altri due argentini "matavano" uno splendido Empoli allo Juventus Stadium: Carlitos Tevez e Roberto Pereyra riportano la Juve a +14 sulle inseguitrici.