Un nuovo progetto delle menti fresche
Benvenuti a tutti su questo nuovissimo blog che vi terrà informati su cosa e come accade nel mondo! Questo è il mio primo tentativo di sfondare nel mondo del giornalismo, un impegno a cui dedicherò tutta la mia passione e la più minuziosa cura nel riportare le notizie.
lunedì 4 maggio 2015
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Il genio degli anni '90
domenica 3 maggio 2015
SERIE A - Juventus campione d'Italia! Napoli show, ma Dio salvi Di Natale.
C'è tanto Max e tanto innocente sogno: Juve, sei ancora tu la Regina!
Per la quarta volta consecutiva, la Juventus è campione d'Italia! Un dominio solitario ed incontrastato quello della Vecchia Signora, che vince la massima competizione nazionale con 4 giornate ancora a disposizione. Per la gara di Marassi, nonostante l'impegno importantissimo di martedì, contro il Real Madrid, Allegri non rivoluziona la squadra: solito 4-3-1-2 con Chiellini, Pirlo, Evra e Morata a riposo, giocano Marchisio, Vidal, ma soprattutto Tevez. La squadra di Mihajlovic risponde con lo stesso sistema di gioco dei bianconeri: Soriano agisce a supporto di Muriel ed Eto'o. Le due squadre giocano una bella partita soprattutto nel primo tempo: entrambe instaurano sin da subito un pressing altissimo, non consentendo l'una all'altra il minimo errore di palleggio. Da questa fase di stallo entropico ne esce per prima la Juventus: cross mancino di Lichtsteiner e stacco in terzo tempo di Arturo Vidal, un vantaggio che i bianconeri conserveranno fino al 90', diventando l'unica squadra a battere la Sampdoria in casa quest'anno. Festa contenuta negli spogliatoi, si pensa già a Ronaldo e compagni, ma nel cuore i giocatori sono consapevoli: questa Juventus sta scrivendo la storia!
Al San Paolo il Milan è la mano di Diego, ma il Napoli profuma d'Europa
Non basta il solito strepitoso Diego Lopez, non basta la mano di Diego, perché il Napoli vola sulle ali della propria trequarti. La partita va in archivio dopo appena 40": imbucata superba di Insigne per Hamsik, De Sciglio tenta una scivolata sciagurata, causando il rigore e sarà proprio il portiere ex Real Madrid a superarsi sul Pipita. Settanta minuti di torpore azzurro e strenua difesa rossonera condizionano una partita troppo pesante per la squadra di Benitez, condannata a vincere dai risultati del pomeriggio. Quando però il Napoli innesca il quartetto offensivo finisce la gara: è un autentico show quello degli azzurri che giocano a due tocchi, con tacchi e veli, portando Higuain, Hamsik e un sontuoso Gabbiadini al goal. Altra parentesi nera per un Inzaghi, che raggiunge la terza sconfitta consecutiva, vittima di un progetto naufragato troppo presto tra lo stupore stantio di casa Berlusconi.
Lazio e Inter nel segno della "X". Di Natale è Udine anche a Verona.
Il gemellaggio, almeno domenica prossima, sarà messo in cantina: l'Inter, dopo il mezzo passo falso contro il Chievo, cercherà i 3 punti a Roma, contro la Lazio, ma anche gli uomini di Pioli non possono fare da sparring-partner. A Bergamo, i biancocelesti sono rimasti fermi al palo: colpa dell'ex Biava, che costringe la Lazio a rincorrere per acciuffare un misero punticino sulla girata di Marco Parolo. Per Mancini è ancora un passo falso: lo 0-0 a San Siro, contro il solito quadratissimo Chievo di Maran, ha il sapore di una sconfitta, con Guarin e Brozovic che perdono una quantità indefinibile di palloni, mentre Hernanes appare completamente avulso nella manovra. Dal canto suo, il Chievo brilla per organizzazione e sagacia tattica: c'è tanto Maran in questa sesta promozione consecutiva dei clivensi. A Verona vince l'Udinese, vince Stramaccioni e vince soprattutto Totò Di Natale: il numero 10 dei friulani è stato ed è l'Udinese, anche al Bentegodi, dove l'Udinese non aveva mai vinto in Serie A, siglando il goal decisivo con uno splendido colpo di tacco. La Fiorentina schianta 3-1 un Cesena ormai rassegnato: torna a brillare il talento di Ilicic, ma il goal del cesenate Rodriguez è la "perla" della bandiera.
Stefano Uccheddu
venerdì 1 maggio 2015
1° MAGGIO - Faccia a faccia con Dio: Ayrton Senna, la divinità delle quattro ruote
Settimo giro del Gran Premio di Imola, il campione brasiliano, Ayrton Senna, a bordo della sua Williams, esce di pista alla curva del Tamburello, impattando rovinosamente contro il muro in cemento. A nulla serve il disperato volo in elicottero per trasportarlo all'ospedale Maggiore di Bologna, il pilota verdeoro si spegne tra le braccia dei medici poco prima delle 18.45, domenica 1° maggio 1994. I fan piangono, il Brasile piange da Brasilia a Belo Horizonte, il mondo piange Ayrton Senna.
(variante del Tamburello, Circuito di Imola, BO, Italy)
GP di Imola: tra destino, presagi e sicurezza.
Il weekend peggiore di sempre nella storia dei motori comincia con un botto terrificante che scuote sin da subito Senna: il suo pupillo, l'allora giovane promessa Rubens Barrichello, plana autenticamente contro le recinzioni che delimitano la pista al di sopra dei guard rails. Nulla di grave per il giovane brasiliano, qualche escoriazione, qualche trauma e tanto spavento. Paradossalmente il più scosso di tutti non sembra Rubens, bensì Ayrton, che lascerà la sua ultima dichiarazione alla stampa: "Sta bene, Rubens sta bene", ma è palese che qualcosa turba il tre volte campione del mondo. Viso tirato, insoddisfazione per l'assetto della sua Williams (nettamente penalizzata dalle regole introdotte nel '94 dalla FIA), tensione per le prime due gare della stagione buttate via o c'era qualcos'altro sotto? Arriva il sabato pomeriggio e Senna dai box assiste inerme al secondo terremoto di quel weekend stregato: Roland Ratzenberger, pilota austriaco, amico di Ayrton, esce di pista alla curva Villeneuve, perde il controllo della monoposto e in un uovo di lamiera perde la vita. Il paddock è sconvolto, dopo oltre 10 anni dall'ultima volta, un pilota muore su un tracciato della F1. Senna è distrutto, ma cerca di non dare ulteriori preoccupazioni alla squadra dopo la vicenda Barrichello, martellandola affinché sistemasse la vettura, soprattutto le sospensioni della sua Williams, in modo da consentirgli di spingere al massimo in gara. Dopo le qualifiche, il pilota brasiliano raggiunge come sempre il proprio fisioterapista per praticare la solita seduta di massaggi, ma quella sera Ayrton, dopo pochi minuti lo congeda con un semplice: "Sto proprio bene", senza completare la seduta. La passeggiata fino all'hotel è ancora a tutt'oggi un mistero: la sua guerra interiore, la guerra che nessuno spartano ha mai combattuto.
Come la prima volta...
Domenica 1° maggio, Ayrton Senna sale a bordo della propria monoposto con il peso dei pensieri che grava sulle sospensioni che tanto lo preoccupavano il giorno prima. Non è da solo però, il pilota della Williams conserva vicino alla gamba destra una bandiera austriaca, da sventolare in caso di vittoria a fine gara in onore dell'amico Roland. Sono stati sette di giri di passione, come sempre, come quando, non ascoltando i richiami di mamma Neide, rimaneva fino al tramonto ad Interlagos, a correre con il suo amato go-kart. Era un pilota aggressivo, determinato, temuto, un maestro nel corpo a corpo, il re della pioggia, non avrebbe mai staccato il piede dall'acceleratore, tanto meno al Tamburello. A tradirlo è proprio la saldatura della sua sospensione che salta, lasciando la macchina nelle mani del destino. Tra la fredda lamiera, i primi soccorsi, dopo aver estratto il corpo di Senna, trovano solamente una bandiera austriaca impregnata del sangue del campione brasiliano. Anni dopo, al processo per la sua morte, Adrian Newey e gli ingegneri della sua vettura si difesero, nel tentativo di scagionare la squadra e la monoposto da eventuali colpe, sostenendo che, a centro curva, la telemetria avesse evidenziato come Ayrton avesse alzato il piede dall'acceleratore. Senna aveva tolto il piede dal pedale una sola volta, nel 1988 quando, dopo aver vinto il suo primo mondiale in F1, disse alla stampa di aver visto Dio. Nessuno lo può dire con certezza, ma quel giorno forse lo tolse: come la prima volta, faccia a faccia con Dio.
Ciao campione.
Stefano Uccheddu
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